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Presentazione e Prodotti Bacco - Tipicità al Pistacchio

Bacco - Tipicità al Pistacchio


Bacco ...è Dolce la Vita !



Bacco è un’azienda artigianale di produzione e trasformazione del pistacchio, nata dall’iniziativa imprenditoriale di Claudio Luca. Il modello produttivo è basato sul controllo dell’intera filiera, dalla raccolta allo stoccaggio fino ad arrivare alla lavorazione e al prodotto finito, e sulla qualità straordinaria della materia prima combinata con tecniche di lavorazione che, pur rimanendo artigianali, combinano la sapienza del lavoro manuale all’utilizzo di macchinari vieppiù perfezionati. Rispetto della tradizione e sviluppo tecnologico sono un binomio imprescindibile della logica aziendale.



Bacco, che nelle sue produzioni usa le migliori qualità di pistacchio, parte dalle preparazioni tradizionali (dal pistacchio lavorato al semilavorato, dalle torte al pistacchio al liquore, dal torrone alla farina di pistacchio, dal croccante alla granella di pistacchio) per poi allargarsi ad altre produzioni, che nascono da un attento studio di compatibilità tra le caratteristiche del pistacchio e le abitudini alimentari dei consumatori, sempre più attenti non solo a quanto di buono c’è nei prodotti, al gusto e al sapore (i prodotti a base di pistacchio, infatti, sono ricchi di vitamine, sali minerali, fibre e acidi grassi essenziali) ma alle pratiche di una sana alimentazione.




Il pistacchio, in uno, presenta tutte queste qualità: buono, sano, genuino, prodotto senza l’aggiunta di conservanti o di grassi di origine animale, dalla provenienza certificata attraverso il riconoscimento del marchio DOP. Certificata è anche la nostra azienda: poiché autorizzata a inserire nelle proprie etichette la dicitura “Pistacchio Verde di Bronte DOP” (Claudio Luca, in qualità di consigliere, fa parte del direttivo del Consorzio di tutela del Pistacchio Verde di Bronte DOP costituito il 3 novembre 2004 e riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole e forestali con d.m. del marzo 2004 pubblicato sulla G.U. del 8 ottobre 2001).




Nascono così le linee delle creme spalmabili al pistacchio (al 30% e al 40%), alle quali si è aggiunta, ultima arrivata, la crema “tre ingredienti” (50% pistacchio, olio nocellara dell’Etna e zucchero), senza aggiunta di grassi, derivati, ogm, olio di palma, a ennesima conferma dell’attenzione costante dell’azienda nella ricerca sulla materia prima e sul prodotto, per arrivare poi ai prodotti più celebrati, ormai presenti nella gdo: dal pluripremiato PanBacco (panettone farcito con 200 gr di crema al pistacchio 40%), alla colomba pasquale, dal cioccolato al pistacchio all’uovo pasquale al pistacchio.




Quando nelle nostre etichette scriviamo “Made in Sicily” lo facciamo con l’orgoglio di chi ha stretto un patto con i propri clienti, impegnandosi a fornire solo qualità siciliana con il massimo della trasparenza.


Le Produzioni di Bacco - Made in Sicily



Storia



Negli anni ’90 l’Italia e l’Europa, prima, e il resto del mondo poi scoprono le proprietà del pistacchio. Il pistacchio siciliano, rinomato in tutto il mondo per la sua unicità, cresce sui terreni lavici dell'Etna e proprio grazie alla sua origine ha un colore verde smeraldo, un profumo intenso ed un gusto particolarmente saporito.




Un’apparente contraddizione con l’immagine esterna di desertificazione che la forza prorompente del Vulcano produce nel territorio circostante, ma una contraddizione che introduce ad una ricchezza nella composizione organica del terreno, che lo rende particolarmente prospero per molti tipi di coltivazioni che poi diventano eccellenza alimentari. Basti pensare al fenomeno d’impressionante espansione che la produzione vitivinicola di eccellenza ha conosciuto negli ultimi venti anni, facendo del distretto di Castiglione-Solicchiata-Randazzo (distanti da Bronte soli 10 km) uno dei più importanti in Italia e in Europa per la qualità e la varietà delle sue produzioni. Le caratteristiche del terreno di natura lavica si prestano bene all’impianto di vitigni anche di origine internazionale, rendendo unico, per sapore, lucentezza e odore, un vino tipico del territorio: il Nerello Mascalese.




Una produzione di eccellenza che si è imposta all’attenzione del mondo insieme con lo svilupparsi di una cultura del vino dell’Etna come tipicità del territorio e delle enormi potenzialità che esso può offrire, grazie ai suoi prodotti che non hanno eguali ma soprattutto grazie all’affermarsi di una nuova classe di produttori-imprenditori che hanno deciso di investire su qualità e innovazione, organizzando un’attività d’impresa condotta in modo professionale, moderno, attento ed efficiente. Con un’anima siciliana e una vocazione internazionale. Locale e globale, sapendo che i frutti dell’Etna, se adeguatamente promossi con una puntuale attività di marketing territoriale e utilizzando in maniera sapiente le leve della comunicazione, non hanno eguali al mondo. Perché unico è il territorio che le genera.




È da questa esperienza che prende le mosse la storia di Bacco. Una storia che già nel nome rimanda alla case history di successo del vino dell’Etna. Non è un caso che si sviluppa a soli dieci chilometri di distanza dal distretto Randazzo-Solicchiata-Castiglione. La scelta di qualità operata dagli imprenditori del vino ha funzionato da humus per tutto il territorio circostante, indicando una strada che poteva essere percorsa facendo riferimento ad altre produzioni e ad altre eccellenze della nostra terra.


Stabilimento



La proposta di qualità di Bacco è stata premiata dal mercato. E ci sentiamo pronti a raccogliere le sfide e le possibilità di crescita che nuovi mercati ci offrono. Mantenendo l’identità di azienda con un’anima artigianale e una vocazione industriale per offrire, a una platea sempre più ampia, prodotti che mantengono la stessa qualità e le stesse caratteristiche di una produzione di nicchia.




Una sfida che la proprietà ha raccolto sotto un duplice aspetto: ampliando ancora di più la gamma dei prodotti, con una linea di prodotti “elite” a marchio Duca di Bronte, costruendo la casa di Bacco: uno stabilimento nuovo di zecca, situato nella zona artigianale di Cesarò, comune del Parco dei Nebrodi distante 10 chilometri da Bronte, con un laboratorio capace di quintuplicare la capacità produttiva.




Si tratta di fenomeni collegati: l’attuale laboratorio di via Palermo opera al massimo del suo regime ormai da anni e non riesce più a sostenere le richieste di una domanda sempre più ampia e articolata dove, oltre al consolidamento della presenza nella grande distribuzione organizzata (Coop, Esselunga, Auchan, Sma, Conad Adriatico, Distribuzione Centro Roma, Sidis, Sisa, Sigma, Despar, Famila, A&O, Metro, Unes Lombardia, solo per fare alcuni esempi), si registra un significativo implemento sia delle richieste dall’estero (prevalentemente piccola distribuzione di posizionamento alto e medio-alto), sia di quelle provieniente dalle piccole e medie realtà operanti nel mondo dell’enogastronomia di fascia alta e medio alta del mercato italiano, soprattutto nel centronord del Paese.



Tradotto in numeri ciò ha significato una crescita media annua del fatturato riscontrata nel triennio 2011/2014 nella misura del 25%, un impiego di forza lavoro stabile di 20 unità più i lavoratori stagionali nel periodo natalizio ed in quello pasquale, e l’allargamento della rete degli agenti operanti sul territorio nazionale e in quello internazionale, che oggi consta di 72 professionisti.


Team



Amministrazione e titolare Luca Claudio


Certificazioni




Per Bacco la ricerca di elevati standard di qualità rappresenta una scelta prioritaria a ogni livello, non solo nell'ambito della produzione ma anche nei rapporti con la rete di vendita e nel servizio al cliente finale. Bacco ha ottenuto la certificazione CONFEZIONATORI DOP e le certificazioni internazionali UNI EN ISO 9001 e BRC del proprio Sistema Qualità che tutela la selezione delle materie prime, la progettazione dei prodotti, la produzione, il controllo, e l’assistenza al cliente per l’utilizzo del prodotto finito. Inoltre, la politica aziendale per la qualità e l’ambiente, comportano azioni di protezione dell’ambiente in accordo con le necessità del contesto socio-economico in cui opera.


Il Pistacchio e La Sua Storia



L’origine del pistacchio risale all’età preistorica e le prime testimonianze lo collocano in Medio Oriente, particolarmente in Persia. La coltivazione del pistacchio venne introdotta in Italia sul finire dell’Impero di Tiberio ad opera di Lucio Vitello, governatore romano della Siria, nell’anno 30. d.C. In Sicilia venne importata dagli arabi (il termine dialettale “ frastuca” deriva, questo sì, proprio dal termine arabo “fustuaq”, pistacchio) originariamente si ritiene nelle province di Agrigento e Caltanissetta, per poi fare la sua comparsa a Bronte, così come risulta dalle prime testimonianze scritte, intorno alle metà del XVIII secolo. Sono censite almeno dieci varietà diverse di pistacchio.


In Italia crescono la Pistacia Vera, specie che produce frutti eduli, il Terebinto (utilizzato come pianta innesto della Pistacia Vera) e il Lentiscus, pianta sempreverde utilizzata per finalità ornamentali e paesaggistiche. Il Pistacia Vera cresce in Sicilia sui terreni lavici del versante sudoccidentale dell’Etna, interessando il territorio dei comuni di Bronte, principalmente, Adrano, Ragalna e Biancavilla. Più del 90% della produzione italiana di pistacchio (equivalente al 2% della produzione mondiale) è costituita dalla cosiddetta Bianca (o Napoletana), coltivata nell’areale di Bronte e protetta dal marchio di Denominazione d’Origine Protetta.



La Bianca di Bronte è innestata su piante di terebinto spontaneo. La raccolta avviene ad anni alterni con un anno di carica ed un anno di scarica, nel corso del quale vengono eliminate le poche gemme a frutto per evitare la fruttificazione e permettere una maggiore crescita del seme nell’anno di raccolta. La Bianca si presenta con un frutto dal colore verde intenso, contenendo un’alta percentuale di clorofilla, dalla forma allungata tendente ad ovale.


Il ciclo post raccolta prevede che i frutti vengano smallati e stesi al sole ad asciugare per 3-4 giorni per essere essicati. Il Pistacchio di Bronte non viene salato e tostato. Tutta la produzione di Bacco è realizzata principalmente con pistacchi provenienti dai terreni coltivati di proprietà dell’azienda stessa. Il controllo di qualità riguarda pertanto l’intera filiera produttiva, dalla raccolta, allo stoccaggio, dal magazzino alla lavorazione e trasformazione del pistacchio stesso.


La Terra di Bacco è la Sicilia



E’ la prospettiva visuale meno celebrata, dell’Etna, ma sicuramente tra le più belle. Perchè se il viaggiatore che arriva in Sicilia cerca l’emozione del contatto visivo diretto con quella che ne è la cartolina per eccellenza, quella che dalla sommità del vulcano attivo più alto d’Europa non sempre dolcemente declina verso il mar Ionio, tra il Golfo di Catania e l’Isola Bella di Taormina, potendosene ammirare la maestosità anche da Augusta, nei giorni in cui l’aria è tersa e non offuscata dallo scirocco che arriva dall’Africa, spostandosi sul versante ovest si viene rapiti dal dipanarsi di un panorama meno conosciuto ma non meno emozionante.



E’ qui che le nevi riposano più a lungo, è qui che la fitta vegetazione dei boschi viene improvvisamente rotta dal flusso delle colate che, sovrapponendosi l’una all’altra, creano vere e proprie cesure nella continuità del paesaggio, ricordando ad ogni passo il primato della natura sull’uomo. Ed è qui che sembra quasi giacere Bronte, accocolata su una collina che gli consente di dominare la vallata circostante, svettando come sentinella che introduce, guardando a destra, il maestoso stagliarsi della Muntagna (come la chiamano i catanesi), e a sinistra verso il complesso dei Nebrodi, percorrendo la strada che da Cesarò conduce a San Fratello e poi giù verso il Tirreno, a Sant’Agata di Militello e Capo D’Orlando. Ed è proprio la sua posizione strategica a rivelare una delle innumerevoli meraviglie nascoste della Sicilia: quella di essere celebrata terra di mare che nasconde al suo interno straordinari territori di montagna, come uno scrigno di lucente bellezza che, però, è capace di affascinare ancora di più solo che si voglia avere la pazienza di scoprirlo.



Bronte ha una storia lunga, che affonda le sue radici addirittura in epoca romana, come avamposto militare. Ma la sua importanza storica si concretizza nell’XI secolo, quando sbarca in Sicilia Giorgio Maniace, generale inviato dall’imperatore Michele V a capo di un esercito composto da bizantini, normanni e lombardi, per contrastare l’avanzata saracena. Giorgio fece costruire un piccolo cenobio, dotandolo di una piccolo icona che, leggenda vuole, sarebbe stata dipinta da San Luca Evangelista.


Ed è proprio intorno al Cenobio di Maniace che la nostra storia prenderà impulso. Nel 1173 la regina Margherita vi fondò una abbazia benedettina il cui primo abate fu il francese Guglielmo di Boris. Da quel momento l’abbazia crebbe e prosperò, grazie alle innumerevoli donazioni nobiliari e alle crescenti ricchezze prodotte dalle rendite agricole, venne dotata di una fortificazione che poi, a metà del XV secolo, fu trasformata in castello: il castello di Maniace.


Benedettini, francescani, basiliani, si alternarono nei secoli alla guida dell’abbazia, fino a quando il 3 settembre 1799 Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, decise di assegnarla ad Horatio Nelson, insignendolo del titolo di Duca di Bronte. Il “Re Nasone” concesse tale liberalità per ringrazire l’ammiraglio capo della marina britannica del suo contributo alla vittoria sulla Repubblica Napoletana, nella guerra civile che insanguinò Napoli tra il 1799 e il 1800. Solo che la storia ci racconta una vicenda diversa da quella che il riconoscimento sembra configurare: e cioè che l’intervento “decisivo” di Nelson arrivò solo dopo che il cardinale Fabrizio Ruffo, alla testa del suo esercito, aveva già sgominato i patrioti napoletani (i francesi avevano già lasciato Napoli, dirigendosi prima a Roma e poi ritirandosi nel Piemonte) e si limitò solo a smentire le condizioni di resa trattate dallo stesso Ruffo con gli insorti. Come conseguenza questi vennero, proprio da Nelson, consegnati alla vendetta del sovrano, tra i quali il grande Fabrizio Caracciolo, ammiraglio della flotta napoletana. Ma questa è un’altra storia.



Castello di Nelson e Ducea di Maniace



Lord Horation Nelson, I visconte Nelson


La nostra continua con gli eredi di Nelson che gestiranno la ducea fino agli inizi del XX secolo, rendendosi co-protagonisti di uno dei fatti di sangue più controversi e più penosi dell’intera storia risorgimentale italiana: quello passato alla storia come i Fatti di Bronte. Accadde infatti che, dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala, un gruppo di patrioti del luogo che credeva negli ideali risorgimentali si sollevò, pensando che i tempi fossero maturi per operare una redistribuzione delle terre, ancora organizzate nel latifondo, alleviando la condizione di miseria della popolazione contadina. Ma fu lo stesso Garibaldi, attraverso l’invio del suo Nino Bixio (caldeggiato proprio dalla ducea inglese) a reprimere la rivolta nel sangue, uccidendo coloro che avevano creduto in quegli stessi ideali di liberazione propalati dall’Eroe dei Due Mondi. Durante il fascismo la ducea venne espropriata, per poi ritornare agli eredi di Nelson a conclusione della seconda guerra mondiale. Fino a quando, nel 1981, ormai spogliata di tutti i suoi beni ed arredi, venne definitavamente acquistata dal Comune di Bronte e sottoposta ad un importante lavoro di restauro. Si arriva così ai giorni nostri, dove la plurisecolare storia della Ducea, che fu anche una storia di sopraffazione della classe contadina, trova proprio nella terra e nei frutti della terra il riscatto, attraverso il suo prodotto più prezioso, l’oro verde del territorio di Bronte: il pistacchio.

Bacco - Tipicità al Pistacchio


Bacco ...è Dolce la Vita !



Bacco è un’azienda artigianale di produzione e trasformazione del pistacchio, nata dall’iniziativa imprenditoriale di Claudio Luca. Il modello produttivo è basato sul controllo dell’intera filiera, dalla raccolta allo stoccaggio fino ad arrivare alla lavorazione e al prodotto finito, e sulla qualità straordinaria della materia prima combinata con tecniche di lavorazione che, pur rimanendo artigianali, combinano la sapienza del lavoro manuale all’utilizzo di macchinari vieppiù perfezionati. Rispetto della tradizione e sviluppo tecnologico sono un binomio imprescindibile della logica aziendale.



Bacco, che nelle sue produzioni usa le migliori qualità di pistacchio, parte dalle preparazioni tradizionali (dal pistacchio lavorato al semilavorato, dalle torte al pistacchio al liquore, dal torrone alla farina di pistacchio, dal croccante alla granella di pistacchio) per poi allargarsi ad altre produzioni, che nascono da un attento studio di compatibilità tra le caratteristiche del pistacchio e le abitudini alimentari dei consumatori, sempre più attenti non solo a quanto di buono c’è nei prodotti, al gusto e al sapore (i prodotti a base di pistacchio, infatti, sono ricchi di vitamine, sali minerali, fibre e acidi grassi essenziali) ma alle pratiche di una sana alimentazione.




Il pistacchio, in uno, presenta tutte queste qualità: buono, sano, genuino, prodotto senza l’aggiunta di conservanti o di grassi di origine animale, dalla provenienza certificata attraverso il riconoscimento del marchio DOP. Certificata è anche la nostra azienda: poiché autorizzata a inserire nelle proprie etichette la dicitura “Pistacchio Verde di Bronte DOP” (Claudio Luca, in qualità di consigliere, fa parte del direttivo del Consorzio di tutela del Pistacchio Verde di Bronte DOP costituito il 3 novembre 2004 e riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole e forestali con d.m. del marzo 2004 pubblicato sulla G.U. del 8 ottobre 2001).




Nascono così le linee delle creme spalmabili al pistacchio (al 30% e al 40%), alle quali si è aggiunta, ultima arrivata, la crema “tre ingredienti” (50% pistacchio, olio nocellara dell’Etna e zucchero), senza aggiunta di grassi, derivati, ogm, olio di palma, a ennesima conferma dell’attenzione costante dell’azienda nella ricerca sulla materia prima e sul prodotto, per arrivare poi ai prodotti più celebrati, ormai presenti nella gdo: dal pluripremiato PanBacco (panettone farcito con 200 gr di crema al pistacchio 40%), alla colomba pasquale, dal cioccolato al pistacchio all’uovo pasquale al pistacchio.




Quando nelle nostre etichette scriviamo “Made in Sicily” lo facciamo con l’orgoglio di chi ha stretto un patto con i propri clienti, impegnandosi a fornire solo qualità siciliana con il massimo della trasparenza.


Le Produzioni di Bacco - Made in Sicily



Storia



Negli anni ’90 l’Italia e l’Europa, prima, e il resto del mondo poi scoprono le proprietà del pistacchio. Il pistacchio siciliano, rinomato in tutto il mondo per la sua unicità, cresce sui terreni lavici dell'Etna e proprio grazie alla sua origine ha un colore verde smeraldo, un profumo intenso ed un gusto particolarmente saporito.




Un’apparente contraddizione con l’immagine esterna di desertificazione che la forza prorompente del Vulcano produce nel territorio circostante, ma una contraddizione che introduce ad una ricchezza nella composizione organica del terreno, che lo rende particolarmente prospero per molti tipi di coltivazioni che poi diventano eccellenza alimentari. Basti pensare al fenomeno d’impressionante espansione che la produzione vitivinicola di eccellenza ha conosciuto negli ultimi venti anni, facendo del distretto di Castiglione-Solicchiata-Randazzo (distanti da Bronte soli 10 km) uno dei più importanti in Italia e in Europa per la qualità e la varietà delle sue produzioni. Le caratteristiche del terreno di natura lavica si prestano bene all’impianto di vitigni anche di origine internazionale, rendendo unico, per sapore, lucentezza e odore, un vino tipico del territorio: il Nerello Mascalese.




Una produzione di eccellenza che si è imposta all’attenzione del mondo insieme con lo svilupparsi di una cultura del vino dell’Etna come tipicità del territorio e delle enormi potenzialità che esso può offrire, grazie ai suoi prodotti che non hanno eguali ma soprattutto grazie all’affermarsi di una nuova classe di produttori-imprenditori che hanno deciso di investire su qualità e innovazione, organizzando un’attività d’impresa condotta in modo professionale, moderno, attento ed efficiente. Con un’anima siciliana e una vocazione internazionale. Locale e globale, sapendo che i frutti dell’Etna, se adeguatamente promossi con una puntuale attività di marketing territoriale e utilizzando in maniera sapiente le leve della comunicazione, non hanno eguali al mondo. Perché unico è il territorio che le genera.




È da questa esperienza che prende le mosse la storia di Bacco. Una storia che già nel nome rimanda alla case history di successo del vino dell’Etna. Non è un caso che si sviluppa a soli dieci chilometri di distanza dal distretto Randazzo-Solicchiata-Castiglione. La scelta di qualità operata dagli imprenditori del vino ha funzionato da humus per tutto il territorio circostante, indicando una strada che poteva essere percorsa facendo riferimento ad altre produzioni e ad altre eccellenze della nostra terra.


Stabilimento



La proposta di qualità di Bacco è stata premiata dal mercato. E ci sentiamo pronti a raccogliere le sfide e le possibilità di crescita che nuovi mercati ci offrono. Mantenendo l’identità di azienda con un’anima artigianale e una vocazione industriale per offrire, a una platea sempre più ampia, prodotti che mantengono la stessa qualità e le stesse caratteristiche di una produzione di nicchia.




Una sfida che la proprietà ha raccolto sotto un duplice aspetto: ampliando ancora di più la gamma dei prodotti, con una linea di prodotti “elite” a marchio Duca di Bronte, costruendo la casa di Bacco: uno stabilimento nuovo di zecca, situato nella zona artigianale di Cesarò, comune del Parco dei Nebrodi distante 10 chilometri da Bronte, con un laboratorio capace di quintuplicare la capacità produttiva.




Si tratta di fenomeni collegati: l’attuale laboratorio di via Palermo opera al massimo del suo regime ormai da anni e non riesce più a sostenere le richieste di una domanda sempre più ampia e articolata dove, oltre al consolidamento della presenza nella grande distribuzione organizzata (Coop, Esselunga, Auchan, Sma, Conad Adriatico, Distribuzione Centro Roma, Sidis, Sisa, Sigma, Despar, Famila, A&O, Metro, Unes Lombardia, solo per fare alcuni esempi), si registra un significativo implemento sia delle richieste dall’estero (prevalentemente piccola distribuzione di posizionamento alto e medio-alto), sia di quelle provieniente dalle piccole e medie realtà operanti nel mondo dell’enogastronomia di fascia alta e medio alta del mercato italiano, soprattutto nel centronord del Paese.



Tradotto in numeri ciò ha significato una crescita media annua del fatturato riscontrata nel triennio 2011/2014 nella misura del 25%, un impiego di forza lavoro stabile di 20 unità più i lavoratori stagionali nel periodo natalizio ed in quello pasquale, e l’allargamento della rete degli agenti operanti sul territorio nazionale e in quello internazionale, che oggi consta di 72 professionisti.


Team



Amministrazione e titolare Luca Claudio


Certificazioni




Per Bacco la ricerca di elevati standard di qualità rappresenta una scelta prioritaria a ogni livello, non solo nell'ambito della produzione ma anche nei rapporti con la rete di vendita e nel servizio al cliente finale. Bacco ha ottenuto la certificazione CONFEZIONATORI DOP e le certificazioni internazionali UNI EN ISO 9001 e BRC del proprio Sistema Qualità che tutela la selezione delle materie prime, la progettazione dei prodotti, la produzione, il controllo, e l’assistenza al cliente per l’utilizzo del prodotto finito. Inoltre, la politica aziendale per la qualità e l’ambiente, comportano azioni di protezione dell’ambiente in accordo con le necessità del contesto socio-economico in cui opera.


Il Pistacchio e La Sua Storia



L’origine del pistacchio risale all’età preistorica e le prime testimonianze lo collocano in Medio Oriente, particolarmente in Persia. La coltivazione del pistacchio venne introdotta in Italia sul finire dell’Impero di Tiberio ad opera di Lucio Vitello, governatore romano della Siria, nell’anno 30. d.C. In Sicilia venne importata dagli arabi (il termine dialettale “ frastuca” deriva, questo sì, proprio dal termine arabo “fustuaq”, pistacchio) originariamente si ritiene nelle province di Agrigento e Caltanissetta, per poi fare la sua comparsa a Bronte, così come risulta dalle prime testimonianze scritte, intorno alle metà del XVIII secolo. Sono censite almeno dieci varietà diverse di pistacchio.


In Italia crescono la Pistacia Vera, specie che produce frutti eduli, il Terebinto (utilizzato come pianta innesto della Pistacia Vera) e il Lentiscus, pianta sempreverde utilizzata per finalità ornamentali e paesaggistiche. Il Pistacia Vera cresce in Sicilia sui terreni lavici del versante sudoccidentale dell’Etna, interessando il territorio dei comuni di Bronte, principalmente, Adrano, Ragalna e Biancavilla. Più del 90% della produzione italiana di pistacchio (equivalente al 2% della produzione mondiale) è costituita dalla cosiddetta Bianca (o Napoletana), coltivata nell’areale di Bronte e protetta dal marchio di Denominazione d’Origine Protetta.



La Bianca di Bronte è innestata su piante di terebinto spontaneo. La raccolta avviene ad anni alterni con un anno di carica ed un anno di scarica, nel corso del quale vengono eliminate le poche gemme a frutto per evitare la fruttificazione e permettere una maggiore crescita del seme nell’anno di raccolta. La Bianca si presenta con un frutto dal colore verde intenso, contenendo un’alta percentuale di clorofilla, dalla forma allungata tendente ad ovale.


Il ciclo post raccolta prevede che i frutti vengano smallati e stesi al sole ad asciugare per 3-4 giorni per essere essicati. Il Pistacchio di Bronte non viene salato e tostato. Tutta la produzione di Bacco è realizzata principalmente con pistacchi provenienti dai terreni coltivati di proprietà dell’azienda stessa. Il controllo di qualità riguarda pertanto l’intera filiera produttiva, dalla raccolta, allo stoccaggio, dal magazzino alla lavorazione e trasformazione del pistacchio stesso.


La Terra di Bacco è la Sicilia



E’ la prospettiva visuale meno celebrata, dell’Etna, ma sicuramente tra le più belle. Perchè se il viaggiatore che arriva in Sicilia cerca l’emozione del contatto visivo diretto con quella che ne è la cartolina per eccellenza, quella che dalla sommità del vulcano attivo più alto d’Europa non sempre dolcemente declina verso il mar Ionio, tra il Golfo di Catania e l’Isola Bella di Taormina, potendosene ammirare la maestosità anche da Augusta, nei giorni in cui l’aria è tersa e non offuscata dallo scirocco che arriva dall’Africa, spostandosi sul versante ovest si viene rapiti dal dipanarsi di un panorama meno conosciuto ma non meno emozionante.



E’ qui che le nevi riposano più a lungo, è qui che la fitta vegetazione dei boschi viene improvvisamente rotta dal flusso delle colate che, sovrapponendosi l’una all’altra, creano vere e proprie cesure nella continuità del paesaggio, ricordando ad ogni passo il primato della natura sull’uomo. Ed è qui che sembra quasi giacere Bronte, accocolata su una collina che gli consente di dominare la vallata circostante, svettando come sentinella che introduce, guardando a destra, il maestoso stagliarsi della Muntagna (come la chiamano i catanesi), e a sinistra verso il complesso dei Nebrodi, percorrendo la strada che da Cesarò conduce a San Fratello e poi giù verso il Tirreno, a Sant’Agata di Militello e Capo D’Orlando. Ed è proprio la sua posizione strategica a rivelare una delle innumerevoli meraviglie nascoste della Sicilia: quella di essere celebrata terra di mare che nasconde al suo interno straordinari territori di montagna, come uno scrigno di lucente bellezza che, però, è capace di affascinare ancora di più solo che si voglia avere la pazienza di scoprirlo.



Bronte ha una storia lunga, che affonda le sue radici addirittura in epoca romana, come avamposto militare. Ma la sua importanza storica si concretizza nell’XI secolo, quando sbarca in Sicilia Giorgio Maniace, generale inviato dall’imperatore Michele V a capo di un esercito composto da bizantini, normanni e lombardi, per contrastare l’avanzata saracena. Giorgio fece costruire un piccolo cenobio, dotandolo di una piccolo icona che, leggenda vuole, sarebbe stata dipinta da San Luca Evangelista.


Ed è proprio intorno al Cenobio di Maniace che la nostra storia prenderà impulso. Nel 1173 la regina Margherita vi fondò una abbazia benedettina il cui primo abate fu il francese Guglielmo di Boris. Da quel momento l’abbazia crebbe e prosperò, grazie alle innumerevoli donazioni nobiliari e alle crescenti ricchezze prodotte dalle rendite agricole, venne dotata di una fortificazione che poi, a metà del XV secolo, fu trasformata in castello: il castello di Maniace.


Benedettini, francescani, basiliani, si alternarono nei secoli alla guida dell’abbazia, fino a quando il 3 settembre 1799 Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, decise di assegnarla ad Horatio Nelson, insignendolo del titolo di Duca di Bronte. Il “Re Nasone” concesse tale liberalità per ringrazire l’ammiraglio capo della marina britannica del suo contributo alla vittoria sulla Repubblica Napoletana, nella guerra civile che insanguinò Napoli tra il 1799 e il 1800. Solo che la storia ci racconta una vicenda diversa da quella che il riconoscimento sembra configurare: e cioè che l’intervento “decisivo” di Nelson arrivò solo dopo che il cardinale Fabrizio Ruffo, alla testa del suo esercito, aveva già sgominato i patrioti napoletani (i francesi avevano già lasciato Napoli, dirigendosi prima a Roma e poi ritirandosi nel Piemonte) e si limitò solo a smentire le condizioni di resa trattate dallo stesso Ruffo con gli insorti. Come conseguenza questi vennero, proprio da Nelson, consegnati alla vendetta del sovrano, tra i quali il grande Fabrizio Caracciolo, ammiraglio della flotta napoletana. Ma questa è un’altra storia.



Castello di Nelson e Ducea di Maniace



Lord Horation Nelson, I visconte Nelson


La nostra continua con gli eredi di Nelson che gestiranno la ducea fino agli inizi del XX secolo, rendendosi co-protagonisti di uno dei fatti di sangue più controversi e più penosi dell’intera storia risorgimentale italiana: quello passato alla storia come i Fatti di Bronte. Accadde infatti che, dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala, un gruppo di patrioti del luogo che credeva negli ideali risorgimentali si sollevò, pensando che i tempi fossero maturi per operare una redistribuzione delle terre, ancora organizzate nel latifondo, alleviando la condizione di miseria della popolazione contadina. Ma fu lo stesso Garibaldi, attraverso l’invio del suo Nino Bixio (caldeggiato proprio dalla ducea inglese) a reprimere la rivolta nel sangue, uccidendo coloro che avevano creduto in quegli stessi ideali di liberazione propalati dall’Eroe dei Due Mondi. Durante il fascismo la ducea venne espropriata, per poi ritornare agli eredi di Nelson a conclusione della seconda guerra mondiale. Fino a quando, nel 1981, ormai spogliata di tutti i suoi beni ed arredi, venne definitavamente acquistata dal Comune di Bronte e sottoposta ad un importante lavoro di restauro. Si arriva così ai giorni nostri, dove la plurisecolare storia della Ducea, che fu anche una storia di sopraffazione della classe contadina, trova proprio nella terra e nei frutti della terra il riscatto, attraverso il suo prodotto più prezioso, l’oro verde del territorio di Bronte: il pistacchio.

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